Speaker #0Benvenuti alla selezione naturale. Ogni azienda ha due livelli. Quello che si vede è quello che decide davvero. Dietro i numeri ci sono persone. I numeri sono coerenti. Le persone no. Sono Diane Debiard. Qui raccontiamo storie vere. A volte divertenti, a volte dure. A volte pure grotesche. E le analizziamo per capire cosa rende un'organizzazione fragile o solida. Benvenuti nel vero mondo del lavoro! Oggi, nella selezione naturale, un ex, un CV e una domanda: Che dei due deve andare da un'altra parte? La selezione naturale ci insegna che certe persone entrano nella nostra vita per un motivo. Altre per ricordarci perché le avevamo eliminate. Il problema è che quando, qualche anno dopo, il loro CV arriva sulla nostra scrivania. Un nome, una foto, un vago senso di déjà vu. E improvvisamente ti ricordi? Porca tr0ia. Qualche anno fa dovevo cercare un dirigente per l'azienda per cui lavoravo. Come al solito, la pecora a cinque zampe. Uno che avesse fatto tale scuola, più un MBA di università americana, che poi fosse diventato investment banker, un bocognano ma anche cool, come quelle delle start-up, che avesse pure fatto private equity e se avesse avuto network in Asia, ancora meglio. Insomma. Non so per quale miracolo, ma trovo quel tizio. Era uno dei quei momenti abbastanza rari nel private equity in cui pensi Fantastico, forse questa volta sarà facile. Brava, Diane. Ovviamente no. A un certo punto il profilo arriva sulla scrivania di una delle dirigenti dell'azienda. Dà una rapida occhiata al profilo e me lo boccia subito, senza spiegazioni. No, lui non va bene. Ah sì? Perché? Te lo posso assicurare, non mi fido di quelli che mettono felpe di quel colore. No, Giovanna, non posso accontentarmi di una scusa del ca**o di genere. Insisto. Ok Diane, hai rotto il ca**o. Ho fatto un date con lui qualche mese fa ed è andato di merda. Vabbè, non so cosa sia successo durante quel date. Non l'ho mai voluto sapere. E francamente penso che la mia vita sia migliore così. Quello che so invece... E che il candidato è stato rifiutato, non perché gli mancassero delle competenze, ma perché qualche tempo prima due adulti avevano bevuto qualcosa insieme e uno dei due aveva deciso che non ci sarebbe stato un secondo appuntamento. Fine del processo. E lì mi chiedo, quanto della nostra vita privata ha il diritto di entrare in ufficio? Instintivamente la risposta sembra facile, zero. Tinder è Tinder, il lavoro è il lavoro. Perfetto. Poi però arriva la merda. Qualche anno dopo, in un'altra realtà, durante un aperitivo, vedo un nuovo dipendente. Quindi gli chiedo, perché non avevo seguito io il processo di selezione, da dove arrivi e cosa faccia. Ingenuamente gli dico una roba del genere. Ah, buffo, non ho appena fatto un'offerta ad una tipa che viene proprio da quell'azienda, anche lei. E lui mi fa, ma scusa, ma come si chiama? e quindi li dico e lì si scompone avevo già fatto l'offertacola che era la sua ex e addirittura stava per dimettersi subito nonostante lei avrebbe avuto un ruolo completamente diverso nel suo team eravamo già abbastanza numerosi lui stava proprio di merda perché aveva letteralmente organizzato la propria vita per non doverla più vedere E a quanto pare il fatto che lei si fosse candidata proprio lì, sapendo che lui ci lavorava già, non era del tutto casuale. Molto creepy. In un'altra azienda ancora, una persona vede arrivare la sua ex per un colloquio con l'amministratrice derivata. Questa volta era del tutto casuale, invece, perché l'avevo cercata io e presentata io, ma dopo un bel pianto davanti a tutti i colleghi hanno deciso... Giustamente che forse non sarebbe stata una bella idea. Altrove, due membri del top management avevano avuto una relazione durante l'adolescenza e il ritrovarsi a lavorare insieme ha, diciamo, riacceso qualcosa. Nonostante entrambi fossero sposati e avessero quattro figli a testa. E un'altra ancora, due managers stanno insieme e pensano che nessuno lo sappia. Spoiler, lo sanno sempre tutti. E improvvisamente la separazione perfetta tra vita privata e vita professionale diventa un po' meno perfetta. E poi finalmente, last but not least, il colmo, ci sono quelli che decidono di eliminare completamente il confine. Forse un giorno addirittura vi farò una puntata bonus su quella storia perché vi posso scommettere che non riuscireste a immaginarvele neanche su Netflix. Due colleghi ad una festa privata insieme ad altri adulti decidono di scoprire come sarebbe andare con il marito e la moglie dell'altro aggiungendo anche un po' di dolore on top of that perché evidentemente la vita non ci frustra già abbastanza Cosa potrebbe mai andare storto? La gelosia? Puoi scrivere tutte le policy HR che vuoi ma non puoi mettere una clausola nel ciccienere contro i sentimenti umani Non puoi mettere delle regole su qualcosa che non puoi prevedere o controllare. Evidentemente il problema non sono le relazioni sul lavoro e non è nemmeno avere un passato con qualcuno. Ma il problema nasce quando non sappiamo più distinguere un conflitto di interesse da un conflitto personale. Se ho avuto un brutto appuntamento con un caninato, sono ancora la persona giusta per decidere se debba essere assunto? Probabilmente no. Ma se so che quella persona ha avuto comportamenti realmente problematici, posso davvero fingere di non saperlo? Se due colleghi hanno una relazione, l'azienda deve saperlo? Dipende. Se lavorano in due team completamente separati? Boh, forse no. Se uno decide lo stipendio, la promozione, il bonus e l'altro? Forse Tinder non è più soltanto Tinder. Qui la cosa diventa interessante perché le aziende adorano regole semplici. Vita privata e vita professionale sono separate, certo, fino a quando non sono più. Passiamo una parte enorme della nostra vita al lavoro. Conosciamo persone, ci innamoriamo, ci lasciamo. Facciamo anche sesso. A volte facciamo cose che sarebbe stato meglio non fare. E poi lunedì mattina apriamo Teams. e fingiamo di essere tornati tutti perfettamente razionali. Non funziona così. Tra di noi sono abbastanza sicura che voi conoscete almeno una persona che ha incontrato il compagno o la compagna al lavoro. Quindi la soluzione non è impedire alle persone di avere una vita e costruire organizzazioni abbastanza adulte da riconoscere quando quella vita crea un vero conflitto di interesse. e abbastanza intelligenti da togliere la decisione dalle mani di chi non può più essere imparziale. E quindi cosa facciamo? Va bene non dare il potere decisionale a quello parziale, ma questo non risolve il problema sottostante. Quello in cui la persona che conosce il candidato non decide assolutamente nulla. È semplice di a lì. Cosa facciamo? Le diciamo, mi dispiace, professionalmente è perfetto, fatene una ragione. Non sempre possiamo, perché c'è una differenza enorme tra... Siamo usciti insieme tre volte e mi sta antipatico. E questa persona ha avuto un impatto serio sulla mia vita e la sua presenza qui cambierebbe concretamente la mia capacità di lavorare. Nel primo caso, probabilmente essere adulti significa accettare che il mondo è piccolo e basta. Nel secondo, l'azienda ha un problema reale da valutare. Non significa dare automaticamente un diritto di vetto a chi è già dentro. Altrimenti basta un ex particolarmente prolifico e blocchiamo metà del mercato di lavoro. Scherzo, ma non significa neanche far finta che il passato non esista. Bisogna capire cosa è successo, quanto è rilevante, se è verificabile quando necessario e soprattutto cosa succederebbe concretamente se quelle due persone lavorassero nella stessa azienda. Stesso team, stessa linea gerarchica, interazioni quotidiane, probabilità di separarli realmente, perché forse il punto vero non è... Decidere chi ha ragione ma decidere se quella situazione è gestibile. E no, chi è arrivato prima non ha automaticamente ragione, ma l'azienda ha già una responsabilità nei confronti delle persone che lavorano al suo interno. E assumere qualcuno sapendo che la sua presenza creerà un problema serio non è semplicemente una decisione di recruiting ma una decisione organizzativa. E come tutte le decisioni organizzative ha un costo. A volte quel costo è rinunciare a un ultimo candidato, a volte trovare un modo perché le due persone non debbano lavorare insieme e a volte ancora è scoprire che il problema che ci è stato raccontato non giustifica affatto cambiare una decisione di assunzione. Il difficile è capire quale dei tre casi ha dei davanti. Morale della storia? Se uscite con qualcuno conosciuto su Tinder, comportatevi bene. Non perché potreste incontrare l'amore della vostra vita, ma perché un giorno potrebbe avere il vostro CV sulla sua scrivania e molto probabilmente farà la sua selezione naturale!